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L'intervista ad Emanuele Bellani per BREI Book Real Estate Italy

L'intervista ad Emanuele Bellani per BREI Book Real Estate Italy

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Emanuele Bellani, Founder & COO del Gruppo Yard Reaas, tra i protagonisti di RE-Start Italia 2021, il libro della collana BREI Book Real Estate Italy.

Intuito e capacità di adattamento, allenati nel tempo anche grazie allo sport, nel ritratto di Paola Lunghini.

A seguire l’intervista completa.

 

***

Se la vittoria non è tutto, perché tengono il conteggio dei punti? (Vince Lombardi)

Emanuele Bellani, Founder & COO, Gruppo Yard Reaas

 

Emanuele lo conosco da almeno 12 anni (circa da quando fondò Reaas) ma a vederlo sempre così contegnoso e riservato quando lo incrociavo al coffee break di qualche convegno (non ne frequentava molti di incontri della Real Estate community, ma quei pochi oggi gli mancano), tutto avrei pensato tranne che fosse un autentico “scatenato”. E anche parecchio passionate. L’ho scoperto, questo, di recente, durante una lunga conversazione davanti a un bel caffè. Prima del lockdown, sia chiaro. Ma facciamo un passo indietro.

Emanuele è un imprenditore giovane, e non solo nell’accezione italiana del termine, cioè under 40. Quando nel 2008 fonda con il suo socio Reaas ha 29 anni e ne festeggia 40 quando viene annunciata la fusione con il Gruppo Yard (ora ne ha 42). E imperturbabile: per la seconda volta la sua azienda affronta con successo un momento di mercato difficile e ne esce con ottimi risultati (Reaas è stata costituita nell’anno del fallimento di Lehman Brothers e a inizio del ciclo negativo del settore immobiliare in Italia). A causa della pandemia, la strada del nuovo Gruppo all’inizio è stata in salita, Emanuele è abituato a circostanze difficili e, affiancato da collaboratori di fiducia, non se ne lascia influenzare negativamente. Il mix che in entrambi i casi gli ha consentito non solo di resistere ma, anzi, di emergere in situazioni critiche, è fatto di intuizione e leadership, sostenute dalla vocazione imprenditoriale impressa dalla famiglia di origine e allenate – non solo in senso figurato – dallo sport.

In questo è uno scatenato: a partire da quel basket che praticava da quando era bimbo, e in cui aveva raggiunto risultati agonisticamente notevoli. Lo sci, idem come sopra. Cui dedicava molto del suo poco tempo libero, anche insieme ai suoi bimbi (oggi, dieci e sei anni). Diventando così - da spericolato qual era - molto, molto prudente. Lo stesso per il tennis e il calcio (è un grande tifoso del Milan, ndr). Sport acquatici? Nessuno.

Lui, ancorché lombardo di pianura, anzi milanese, è “uno di montagna”. Lo sport è il fil rouge che lo accompagnerà anche nella professione. Ha significato per lui esercitarsi nella leadership e a fare “spogliatoio”, e non parlo solo di motivare o ammonire - per tornare al lessico sportivo - ma anche usare la battuta per stemperare la tensione dei ritmi serrati a cui sono abituate le società come la sua. Altre volte è stato la palestra per allenare l’intuito e riadattare con flessibilità una strategia a situazioni in evoluzione.

Le intuizioni fin qui sono state almeno due, o forse tre: la prima, da cui è nata Reaas, di affiancare il cliente oltre il termine formale dell’incarico, accompagnandolo verso la soluzione, e non verso il problema.

La seconda, con cui si è messo in moto il processo di fusione con il Gruppo Yard, di adeguarsi tempestivamente alle mutate esigenze dei clienti, soprattutto istituzionali.

La terza: l’attenzione alla sustainability in anticipo sui concorrenti, accreditando la prima società di consulenza immobiliare PRI Signatory in Italia nel 2015 quando il termine ESG era molto meno noto.

Ma torniamo a lui. Adora viaggiare, e non solo on business, ma anche con tutta la famiglia (la moglie, docente al Politecnico di Milano, lo accompagna e lo sostiene da oltre vent’anni anche nel suo percorso professionale). Gli mancano le sue mete preferite, America, con la prediletta New York, ma anche il Nord Europa, e le principali capitali, riviste anche solo per una mostra importante (è appassionato d’arte).

È un lettore vorace ed eclettico, ma libri “di carta”, sia chiaro. «Non riuscirei mai a leggere un classico a schermo, lo devo toccare, annotare». Lo schermo è solo per l’amato cinema. Mi pare ve ne sia abbastanza per aver molto sofferto nel lockdown… Mi correggo: Emanuele non ha sofferto, si è arrabbiato e si è scoperto “anarchico” («molta sofferenza è stata provocata dall’impreparazione»).

Oltretutto, la pandemia è esplosa proprio durante il clou dell’operazione di fusione tra Reaas e Yard, con il trasloco della sua struttura milanese negli uffici di quest’ultima, guidata da Alessandro Pasquarelli (socio e co-fondatore del Gruppo, oltre che amico e mentore di Emanuele nel percorso di crescita - personale e professionale - che ha accompagnato la nascita e il consolidamento di Yard Reaas. A lui si deve l’intuizione che ha dato vita alla nuova compagine aziendale). In quella fase bisognava tenere i nervi ben saldi. Ma Emanuele è razionale è laureato in scienze naturali: una buona base di partenza per la sua riconosciuta attenzione alle tematiche della sostenibilità ambientale. È uno che non si arrende mai, e che ricomincia sempre daccapo: discende da una famiglia di imprenditori!

E allora parliamo di ripartenza. Innanzitutto, mi precisa, lo staff ha risposto con «benevolenza e volontaria serenità», sia negli uffici di Milano che di Roma, che nei due esteri (Parigi e Londra). Ovviamente, moltissima attività da remoto. Ma il team è giovane (età media 42 anni) e conseguentemente e logicamente è allenato alla tecnologia. Anche se Emanuele predilige lavorare in ufficio, a stretto contatto con i suoi.

So che la porta del suo ufficio è sempre aperta; e so che ogni volta che entra in sede, a Milano come nelle altre del Gruppo, il primo gesto è quello di passare tra le scrivanie per salutare i collaboratori e sapere come procede il lavoro. Quella rapida e informale passeggiata serve più di molte riunioni per le opportunità o intercettare per tempo i problemi. Per questo Emanuele non ama lo smart working e preferisce il contatto diretto, sempre: con i clienti così come con i dipendenti (li incoraggia a fare lo stesso).

Il nostro giovane Manager odia i “silos”: l’interesse è quello dell’Azienda, non del singolo. E se questo spirito era semplice da applicare in Reaas (dove una ad una le persone erano state scelte dai due fondatori), senz’altro è più sfidante a valle di una fusione, ma nonostante le dimensioni della nuova compagine aziendale e la suddivisione tra i due poli Milano/Roma l’impronta sta arrivando.

Il merge è iniziato poco prima del COVID e ora è completato: la size del nuovo Gruppo è stata garanzia di solidità e affidabilità per tutti i progetti in partenza, cosa non da poco anche per i clienti. Persino quando tutto sembrava bloccato, all’inizio del lockdown - mi rivela Emanuele - il Gruppo ha acquisito nuovi clienti, e ciò ha motivato tutti a dare il meglio.

«Al momento, nonostante la dimensione, viviamo un clima un po’ da start-up, pieno di entusiasmo, nel senso che ci sono dinamismo e l’opportunità – con la fusione - di rimodellare alcuni aspetti organizzativi per operare in modo flessibile, multidisciplinare e innovativo nel mercato Real Estate». Non è banale in una struttura così grande. E conclude «questo mi consente di essere ottimista per il rilancio, anche in una prospettiva medio-lunga».


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